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Wednesday, September 29, 2010

Specchietto Retrovisore

Guardarsi indietro non e’ mai stato cosi’ bello.


La cosa sorprende anche me, incallita nostalgica.

Io che nel giorno del mio diciottesimo compleanno rimpiangevo la passata giovinezza.

Io che mi siedo a guardare il mare e tiro fuori un vecchio film dalla biblioteca mentale dei ricordi.

Io che allungo la strada per tornare a casa, solo per riascoltare una canzone. Per ripensare ad un momento. Per riassaporare un bacio. Per rivedere un vecchio amico.


San Francisco offre un’ ottima scusa per guardarsi indietro.

Un’incredibile visuale dallo specchietto retrovisore.


Un sali scendi di asfalto inondato dal sole, una striscia continua di case appuntite, che sembrano sgomitare tra loro per farsi spazio verso il cielo. Distese ordinate di alberi e marciapiedi di rose. In lontananza, l’azzurro della baia costellata di vele bianche e kite fosforescenti.

Eppoi, la citta’ che ti respira addosso: un vento che non si vede, ma c’e’ sempre, e sospinge il tuo viaggio tra le colline, dandoti l’illusione di volare.


Il risultato e’ un’ altalena mozzafiato, un paese delle meraviglie da cui non riesci a distogliere lo sguardo.

Come uno di quei quadri dalla prospettiva distorta, che pare disegnato dal cappellaio matto per confondere le idee.


Una composizione piena di errori, che nel suo complesso sembra perfetta.

Come un ricordo.




Tuesday, August 31, 2010

CHE FLASH

Non riesco a mettere a fuoco quello che mi manca di piu’.

Se il ghigno del fotografo quando ti allungava le foto- e allora voleva dire che c’era scappato qualche scatto osceno- tipo le tette di tua madre che fa topless o il piede peloso del tuo amico con i sandali da frate.

Oppure il momento magico di apertura della busta, quando ancora dovevi pagare- (perche’, onestamente, chi ha mai resistito fino a casa per guardare le foto?)-e ti pizzicavano le mani, ed il cuore palpitava, anche quando si trattava semplicemente del reportage sui gatti.


Forse e’ quell’attimo tra le due cose.

Quel momento in cui ti sembrava tutto possibile, anche di trovare una foto della tua compagna di banco nuda, o del tuo naso inspiegabilmente ‘francese’, o il primo piano del barista piu’ figo del locale- che forse anche prendendolo al buio senza flash, da dietro, chesso’ magari la faccia era uscita lo stesso.

E alla fine, per non buttare via niente, si teneva anche il tramonto buio, il gruppo di amici in controsole, il cantante sfuocato e la fidanzata senza testa.

E i migliori scatti erano sempre quelli fatti per sbaglio, quando nessuno era pronto e ti era scappato il dito. I peggiori erano quasi sempre quelli che avevi chiesto di fare alla signora grassa con l’accento romagnolo, che passava di la’ per caso e ti aveva detto di essere bravissima.


Che nostalgia.

Mentre rivedo per la centesima volta le foto che sto per stampare. Le ho gia’ viste mentre le facevo, quando le mostravo in giro, mentre le modificavo e le selezionavo. Le osservo un’altra volta qui dal chiosco digitale , che le inviera’ direttamente alla macchina per la stampa.

Non ci sara’ nessun ghigno, nessun effetto sorpresa. Nessun errore.

Saranno pronte tra 54 minuti.

E il risultato sara’ sicuramente...poco naturale.

Friday, May 28, 2010

GODTHAB CITY

Volo San Francisco- Francoforte. Computer di bordo. L'immagine del micro aereo che sorvola il mondo mi propone il nome di un'esotica localita' dei ghiacci. "Godthab", nel cuore della Groenlandia, a meta' esatta tra la mia citta' di partenza e la mia destinazione.


E cosi, sospesa tra la luce e il buio, l’oggi e lo ieri, il nuovo e il vecchio continente, mi ritrovo a pensare alla nostalgia in questo punto di mezzo.

Se quando sono in America mi manca l'Italia e quando sono in Italia mi manca l'America, cosa mi manca ora a Godthab?

A Godthab city non mi manca niente. Sono nella citta' perfetta. La citta' senza tempo, dove l'amore e' puro, senza limiti. Una distesa bianca di felicita'. Una citta' dove il cielo si confonde con l'anima e l'equilibrio trova il suo valore assoluto. Sono nel punto zero dell'appagamento interiore.


Dura pochi attimi. Poi l’inquadratura si allarga e compaiono altre affascinanti destinazioni-Miami, Mexico City, London, Dublin- l'aereo divora i chilometri e io non mi ricordo piu' come si stava a Godthab.


OverNorthAtlantic.jpg