Wednesday, July 14, 2010

IL RIPIENO

Focaccia ‘italiana’ del Kentucky con ripieno di tacchino e lattuga. Burrito messicano con avocado, manzo e fagioli. Piadina newyorkese con roastbeef e broccoli saltati. Baguette di pollo con salsa al pesto dell’Alaska.


Il mio Mac e’ terrorizzato. Ci sono computer che hanno perso la vita affogati nella salsa piccante. Schermi accecati dall’unto. Tastiere invase dall’insalata assassina. Porte usb soffocate da meteore di pane.

E’ impensabile riuscire a mangiare alla propria scrivania tutti i giorni senza uccidere il proprio pc.

E’ impensabile per un americano uscire a mangiare fuori tutti i giorni,senza uccidere il proprio lavoro.


“Sandwich at my desk” e’ la piu’ popolare e diffusa pratica di consumo dei pasti nella vita professionale statunitense.

Meno parole, meno amici, meno tempo da perdere.


E il ripieno cresce sempre di piu’, per farci sentire meno soli.


Tuesday, July 13, 2010

Buon costume

Mi guardi sconsolato dal fondo del cassetto, schiacciato tra le mutande a pois e le calze a righe di Paul Smith.

Lo so. L’anno scorso a quest’ora eravamo sdraiati in piscina a farci accarezzare dal sole. A fare i tuffi dal trampolino tanto per rompere il silenzio. A fantasticare su quella casa lassu’ con la terrazza, che forse un giorno ‘ce la compriamo’. A ridere di quel signore vecchio vecchio con la collana d’oro che continuava a spiarci.


Da quando sei entrato nel mio guardaroba, non faccio altro che pensare a te. Vorrei sentirti addosso.

Poi mi decido: ti prendo, ti sorprendi, mi spoglio, ti faccio scivolare sul mio corpo- chissa’ se sei ancora della mia misura.

Esco in terrazza, mi metto sul lettino, sotto la nebbia, al freddo. Ci sono 11 gradi. Ma e’ una questione di principio.


La mia vicina francese mi guarda terrorizzata dalla finestra. La mia tata mi chiede se voglio la crema solare. Gli operai di fronte smettono di trapanare...

Una cosa e’ certa: io e te facciamo ancora una porca figura insieme.

Monday, July 12, 2010

Perche' domani sia un giorno migliore. Preghiamo.

La Bibbia parla chiaro : Dio ha creato la luce- e l’ha chiamata giorno- poi ha creato le tenebre- e le ha chiamate notte.
Poi ha creato la nebbia*- e l’ha chiamata San Francisco. Doveva essere parecchio incazzato, perche’ vi ha concentrato anche tutto il grigiore e l’umidita‘ del mondo (Oh Dio, qualcosa ti e’ scappato anche sulla Pianura Padana, a dire la verita’.)
E cosi, San Francisco e’ avvolta dalla nebbia per tre mesi all’anno, mentre a soli 3 chilometri di distanza- in tutte le direzioni- e’ estate piena.
Sabato io e Cesare abbiamo deciso di catapultarci in un’ altra dimensione spazio-temporale.
Marina Boulevard- Golden Gate- Highway 101- Tiburon: in soli 12 chilometri siamo passati dal maglione di cashmere alla maglietta di Gap.
Miracolo.
Tra la sindrome stoccolmiana della depressione metereopatica e la resurrezione dell’umore nel sistema ‘solare’ ci sono solo 15 minuti di auto.
Ed un tunnel, quello sulla Highway 101, che in soli duecento metri fa passare il termometro da 14 a 24 gradi.
“E la luce fu.”


*versetto in basso a sinistra, capitolo centrale

Friday, July 9, 2010

GIGLIOLA CINQUETTI

Mi ha rubato le parole.

Perche’, quando ieri sera i miei improbabili compagni di avventura- Stefano e Federico- mi hanno costretto ad infilarmi in un buio, brulicante ed odoroso sottoscala chiamato Cat Club, eppoi mi hanno sospinto sul ‘cubo’ con poderose esortazioni e convinto ad esibirmi in una performance aerobico-teatrale, ho pensato e probabilmente detto “non ho l’eta’.”

Io e la mia giacca da lavoro Ralph Lauren, imbottigliate in un traffico di minigonne di pelle, zeppe di vernice nera, seni insaccati nella lycra, orecchini e cianfrusaglie sonanti, aliti di birra e pupille in letargo.

Poi mi sono ricordata.

Io e i miei 18 anni, i miei capelli verdi, il piercing all’ombelico, i panta collant turchesi a zampa di elefante e la speranza di baciare il tizio con le Adidas che sanno di formaggio, l’alito di birra digerita e le mutande della settimana prima.

E mi e' venuto da ridere.

Io e i miei 32 anni, una donna che ha decisamente migliorato il suo stile, che preferisce nascondere cio’ che desidera mostrare, che sa distinguere un uomo con le mutande pulite e forse non si ricorda piu’ come baciare.

Non ho piu’ l’eta’. Ma non mi manca.


http://www.sfcatclub.com/



Wednesday, July 7, 2010

NEBBIA


5 luglio: nebbia

telefonata di mia madre con resoconto dettagliato sulla meraviglia del cielo a Padova, l’apprezzato caldo dell’anticiclone delle Azzorre e l’imminente vacanza a Cortina

6 luglio: nebbia

impossibilita’ di sfruttare in alcun modo quei meravigliosi sandali chiusi davanti e aperti dietro comprati in saldo da Macy’s la settimana scorsa e mai indossati

7 luglio: nebbia

contemplazione rassegnata del nuovo scintillante barbecue installato in giardino e mai inaugurato, per l’utilizzo del quale mi ero addirittura letta 32 pagine di istruzioni sulla preparazione di salsicce, hamburgers e cosce di pollo.

8 luglio: prevista nebbia

intenzioni suicide rappresentate da potenziale tuffo carpiato dal Golden Gate; piani rovinati dall’impossibilita’ di trovare il Golden Gate, esso stesso avvolto nella nebbia








Sunday, July 4, 2010

4th of July

Giorno dell’indipendenza.

Cielo a stelle e strisce. Barbecue improvvisati in mezzo alla strada, magliette a manica corta, finalmente, e sandali; pensieri che profumano di hot dog, felicita’ diffusa e patatine fritte.

Il solito vento freddo che alza le gonne e spinge i bambini sui monopattini. Odore di mare, tassisti in libera uscita, mercatini di carne organica.

Giorno dell’indipendenza.

In fondo dipendiamo tutti dalle festivita’ per fare festa.

In fondo dipendiamo da tutto.

Dalle nostre scelte.

Dalla nostra fragilita’. Dalla nostra saggezza.

Dalle nostre intuizioni. Dalle nostre soluzioni.

Dall’amore e dal tempo che lo cancella.

Dal colore del cielo e dall’umore della luna.

Dal caffe’ buono, dalla telefonata di un amico.

Da un abbraccio. Dal sorriso di un figlio.


L’indipendenza non esiste.

Credo.

Dipende.